Quali sono le cause che rendono la società libera, nelle sue
rare incarnazioni storiche, così poco libera? Perché la libertà è sempre molto
più frenata, limitata, mutilata, compressa di quanto auspicato a suo tempo dai
padri del liberalismo classico? Se un regime di libertà richiede che la
coercizione sia ridotta al minimo - solo quella necessaria perché la mia libertà
non venga da me usata per interferire con la libertà di un altro - per quali
motivi questa condizione non è mai stata davvero realizzata né ha molte
probabilità di realizzarsi in futuro? La politica è molto meno addomesticabile
di quanto il pensiero liberale abbia per lungo tempo dato per scontato. E
quegli argini che dovevano tenerla a bada, a salvaguardia della libertà degli
individui - come il mercato, la legge, il pluralismo sociale, la divisione del
potere - sono strutturalmente fragili, sottoposti alla pressione e alla erosione
esercitate dalla competizione per il potere e dai conflitti di identità, di cui
la politica si nutre. L'insicurezza generata dalle minacce di violenza, come
pure dalle lotte per le condizioni materiali di vita e per lo status, crea i
presupposti di uno scambio fra obbedienza e protezione da cui dipende
l'indispensabilità del potere politico, e pone vincoli insuperabili alla libertà
individuale. A partire dai quesiti classici della filosofia politica,
affrontati con gli strumenti analitici delle scienze sociali, Panebianco
esamina in questo libro le ragioni delle promesse non mantenute della dottrina
liberale, esplorando i meccanismi, le circostanze e le trappole politiche che
contribuiscono a rendere così ampia la distanza fra libertà promessa e libertà
realizzata.
Angelo Panebianco è professore di Relazioni
internazionali all'Università di Bologna. Tra i suoi libri: "Modelli di
partito" (1982), "L'analisi della politica" (a cura di, 1989),
"Guerrieri democratici" (1997), usciti al Mulino; "Le relazioni
internazionali" (Jaca Book, 1992). E' editorialista del "Corriere
della Sera".